„Mia sorella mi ha svuotato i conti ed è sparita

«Ashley… mi hai rubato cinquantaseimila dollari.»

«NON IO! Jake! LUI! Io solo… io solo…»

«Avevi la mia password. Sei stata in casa mia. Ti ho lasciata con mia figlia.»

Ci fu una pausa breve. Poi un respiro pesante, come un animale in trappola.

«Dov’è Lila?» chiese all’improvviso.

Mi si è gelato il sangue.

«Non ti permettere di parlare di lei.»

«È STATA LEI A FARLO, VERO?! LEI HA MESSO LE MANI SUL TELEFONO! LEI…»

Ho sentito il petto gonfiarsi di rabbia. Non c’era più tristezza. Non c’era più nostalgia. Solo una chiarezza fredda.

«Ascoltami bene, Ashley. Se dici ancora il nome di mia figlia con quel tono, giuro che chiederò un ordine restrittivo e non mi fermerò finché non ti sarà vietato avvicinarti a noi per sempre. È chiaro?»

«Sei una… una strega!» urlò. «Ci hai rovinati!»

Ho riso. Secco, breve, senza nemmeno volerlo.

«No, Ashley. Ti sei rovinata da sola. Io ho solo smesso di salvarti.»

Ho riattaccato.

Due settimane dopo, la polizia ha preso Jake in un motel squallido, con altre due carte false nel portafoglio. Ashley era con lui. Non era nemmeno scappata bene. Si era solo nascosta male.

Quando ho ricevuto la chiamata dell’investigatore, mi è sembrato che un peso enorme mi cadesse dalle spalle.

«Abbiamo il sospetto in custodia. E sua sorella.»

Mi sono seduta sul pavimento del salotto. Mi sono venute le lacrime di nuovo, ma stavolta… non erano di crollo. Erano di liberazione.

«Grazie,» ho sussurrato.

I soldi… non li ho riavuti tutti subito. Ma la banca, con il rapporto della polizia e le prove, è riuscita a recuperare una grossa parte della somma dai conti in cui era stata trasferita. Il resto… è finito in procedure, sequestri, cose legali.

Ma cosa ho recuperato davvero, completamente?

Non erano solo i soldi.

Ero io.

Una sera, dopo che tutto si era un po’ calmato, ero sdraiata con Lila nel suo letto, sotto la coperta, e mangiavamo biscotti di nascosto come due complici.

«Mamma?» disse con la bocca piena. «Adesso stiamo bene?»

Le ho spostato una ciocca dietro l’orecchio.

«Sì. Stiamo bene.»

«E zia Ashley… tornerà?»

Ho inspirato profondamente. Non volevo mentire.

«Forse un giorno. Ma non qui. Non così. Non finché non capirà quello che ha fatto.»

Lila mi ha guardata con gli occhi grandi.

«Tu le vuoi ancora bene?»

Sono rimasta in silenzio per qualche secondo. La verità era brutta, ma sincera.

«Una parte di me le vuole bene. Perché è mia sorella. Ma un’altra parte di me… è troppo ferita. E adesso devo volermi bene io, di più.»

Lila ha annuito come se fosse la cosa più logica del mondo.

«Va bene,» disse. «Allora io ti voglio bene il doppio.»

Ho riso e l’ho stretta forte.

«E io ti voglio bene il triplo, furbetta.»

Lei ha sorriso, poi ha detto piano, come un segreto:

«Mamma… la prossima volta che qualcuno è sospetto… io lo registro di nuovo.»

«No, no, no,» ho detto subito, ridendo tra le lacrime. «La prossima volta me lo dici subito, ok? Io sono l’adulta.»